Giuseppe Fumagalli, LíEspresso 10/2/2000, 10 febbraio 2000
Negli ultimi due anni i paesi del Sahel, la fascia di tremila chilometri a sud del Sahara, hanno raggiunto l’autosufficienza nella produzione di cereali
Negli ultimi due anni i paesi del Sahel, la fascia di tremila chilometri a sud del Sahara, hanno raggiunto l’autosufficienza nella produzione di cereali. Secondo il dato che aggrega tutti i paesi della regione (Senegal, Gambia, Mauritania, Capo Verde, Guinea Bissau, Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad), l’ultimo raccolto ha superato del 3% quello del ’99 e di circa il 20% la media degli ultimi 5 anni. Secondo la Fao e il comitato interstatale di lotta contro la siccità «non si renderà necessario alcun aiuto alimentare in cereali, con l’unica eccezione delle isole di Capo Verde e della Mauritania, strutturalmente deficitari». Il successo del raccolto è dovuto agli sbarramenti artificiali realizzati per non disperdere le precipitazioni della stagione delle piogge e garantire scorte idriche per l’irrigazione e l’alimentazione. Il Ministro del Commercio senegalese Khalifa Sall alla riunione del Wto di dicembre a Seattle: «In un mercato equilibrato dovremmo trovare il riso di importazione più caro dei prodotti locali. Invece per effetto delle politiche di aiuto succede esattamente il contrario. Quindi il prodotto locale è penalizzato. Soprattutto di fronte ai dati sorprendenti dell’ultima campagna agricola, tutti i paesi africani hanno il dovere di concertare una politica comune per preservare gli interessi della popolazione. Se non vogliamo mandare in fumo una conquista che inseguivamo da secoli». Il governo del Senegal (incremento di produzione cerealicola del 50%) ha lanciato una campagna per convincere la popolazione a consumare prodotti locali, come miglio e sorgo, e liberare il paese dalla ”tirannia del riso”, quasi tutto d’importazione .