Giancarlo Mola, Repubblica.it 25/1/2000, 25 gennaio 2000
Cyborg. Kevin Warwick, professore di cibernetica dell’Università di Reading in Inghilterra, si farà inserire nel braccio un microprocessore, collegato sia alle sue terminazioni nervose che a un computer
Cyborg. Kevin Warwick, professore di cibernetica dell’Università di Reading in Inghilterra, si farà inserire nel braccio un microprocessore, collegato sia alle sue terminazioni nervose che a un computer. Obiettivo: capire in che modo gli impulsi nervosi muovono il corpo umano e provare a riprodurli elettronicamente. Anche la moglie Irene si farà impiantare un chip identico al suo: i due processori entreranno in connessione e i coniugi proveranno a trasmettersi a vicenda gli impulsi nervosi («Manderò in viaggio mia moglie a Boston. Da qui io proverò a muovere le dita e vedrò se, dall’altra parte e nello stesso tempo, anche lei farà la medesima cosa»). Warwick è convinto che una volta ottenuta la codifica elettronica dei segnali nervosi del movimento si potranno trasmettere anche gli stati emotivi: sensazioni di caldo e freddo, di gioia e dolore, fino all’eccitazione sessuale. Punto di arrivo: la creazione del cyborg, creatura metà uomo e metà macchina (come l’umanoide protagonista di Blade Runner) .