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 2000  gennaio 16 Domenica calendario

Qualche settimana fa all’ospedale Edouard Herriot di Lione è stato eseguito il primo trapianto al mondo di entrambe le mani e gli avambracci

Qualche settimana fa all’ospedale Edouard Herriot di Lione è stato eseguito il primo trapianto al mondo di entrambe le mani e gli avambracci. Il professor Ugo Crovella, 50 anni, primario di Chirurgia plastica e della mano all’ospedale Mauriziano di Torino, migliaia di volte in sala operatoria, dodici reimpianti di segmenti d’arto amputati, dice che non firmerebbe mai il consenso a un intervento di quel tipo: «E per un semplice motivo: tecnicamente reimpiantare un arto, soprattutto da cadavere, è un lavoro che siamo in grado di eseguire anche a Torino. Il problema sono le conseguenze. Nessuno pensa alle crisi di rigetto? Potremmo dire di aver davvero superato una nuova frontiera della medicina se avessimo trovato il modo di contrastare la reazione che l’organismo scatena dopo l’impianto di un organo estraneo. La notizia clamorosa sarà quella, non l’esistenza di un’équipe che dopo 17 ore col bisturi ha restituito le mani a un uomo che le aveva perse per un petardo. I farmaci anti rigetto sono sostanze che annullano le difese immunitarie, perché l’organismo non riconosca come ”nemico” l’organo trapiantato. Ma senza difese immunitarie anche una banale influenza può uccidere. Senza anticorpi il trapiantato non potrà uscire di casa, andare al cinema, a teatro, vedere gli amici [...]». Di diverso avviso Marco Lanzetta, 37 anni, uno dei quattro chirurghi dell’équipe di Lione: «Nel caso di rigetto tutt’al più si tornerebbe alla situazione di partenza. La parte trapiantata verrebbe reamputata, senza altre conseguenze. questa la differenza rispetto a chi ha subito un trapianto al cuore o al fegato, le cui condizioni fisiche sono integralmente compromesse. Nel caso dei trapianti della mano invece è diverso: si tratta per lo più di soggetti giovani e ”sani”, nel senso che pur soffrendo di una deformità cronica gravissima, godono di uno stato generale di salute. Il nostro primo trapiantato, per esempio, era un maniaco del culturismo; quest’altro era un maratoneta. Entrambi, con una corretta terapia riabilitativa, torneranno a fare tutto quello che facevano prima. Come centinaia di migliaia di trapiantati sparsi per il mondo che conducono una vita perfettamente normale: viaggiano, vanno in vacanza, fanno figli, lavorano e sono perfettamente integrati nella società» .