Furio Colombo, Stefano Citati, Arturo Zampaglione, la Repubblica 18/02/2000, 18 febbraio 2000
Sulla Quinta Strada di New York il corteo di congiunti delle vittime di omicidi ha protestato contro la campagna pubblicitaria della Benetton, intitolata «Noi nel braccio della morte» (26 volti di condannati a morte su cartelloni pubblicitari e pagine di giornali), e la Sears, una catena di grandi magazzini (in tutto 850, con 400 punti vendita della Benetton), ha risolto il contratto con l’azienda italiana e ritirato dalle vetrine i suoi indumenti
Sulla Quinta Strada di New York il corteo di congiunti delle vittime di omicidi ha protestato contro la campagna pubblicitaria della Benetton, intitolata «Noi nel braccio della morte» (26 volti di condannati a morte su cartelloni pubblicitari e pagine di giornali), e la Sears, una catena di grandi magazzini (in tutto 850, con 400 punti vendita della Benetton), ha risolto il contratto con l’azienda italiana e ritirato dalle vetrine i suoi indumenti. Lo Stato del Missouri, nelle cui carceri sono state scattate le fotografie, ha fatto causa contro l’azienda, accusata di aver carpito le immagini senza specificare che le avrebbe usate per una campagna pubblicitaria. Oliviero Toscani, ideatore della campagna: «Un rogo di un contratto internazionale a 400 anni dal rogo di Giordano Bruno. Una coincidenza importante». Quanto alle perdite economiche per Benetton: «Non lavoro mai pensando a quanto farò vendere. Calcoli io? Mai. D’altronde si diventa ricchi solo pensando alle follie. Mentre tutti, attorno a noi, agiscono solo pensando al profitto... Ciò non toglie che io speri che questa campagna faccia vendere moltissimo. Lavoro con Benetton da 17 anni e nel frattempo la sua azienda è cresciuta di 20 volte, a forza di follie». Secondo il ”New York Times” il costo della difesa per un imputato che rischia la pena di morte è 400 milioni di lire.