Eugenio Occorsio, Affari&Finanza 07/02/2000, 7 febbraio 2000
Deluse dall’accoglienza del mercato e pressate dai gruppi ecologisti le multinazionali farmaceutiche che avevano investito milioni di dollari nelle coltivazioni geneticamente modificate si stanno disimpegnando dal settore e cercano (per ora senza trovarli) compratori disposti ad accollarsi le perdite subite in questi anni
Deluse dall’accoglienza del mercato e pressate dai gruppi ecologisti le multinazionali farmaceutiche che avevano investito milioni di dollari nelle coltivazioni geneticamente modificate si stanno disimpegnando dal settore e cercano (per ora senza trovarli) compratori disposti ad accollarsi le perdite subite in questi anni. All’assemblea della American Farm Federation di fine gennaio sono stati presentati i dati sulla diffusione delle culture biotecnologiche: dopo un biennio di grande sviluppo (tra il ’96 e il ’97 le superfici coltivate con piante geneticamente modificate nel mondo erano passate da 2.8 a 11 milioni di ettari) si prevede che nei prossimi anni la semina di mais biotech calerà del 23.7 per cento, quella del cotone del 25.8, quella della soia del 15.3. La stessa associazione calcola che le perdite degli agricoltori americani dovute alla mancata vendita sui mercati europei siano intorno ai 200 milioni di dollari.