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 2000  febbraio 04 Venerdì calendario

Cacciato dall’azienda di famiglia. E anche in malo modo. La storia di Pino Bisazza, un imprenditore vicentino che nel Nord-Est conta parecchio, rappresenta l’ennesima contraddizione del modello di capitalismo familiare

Cacciato dall’azienda di famiglia. E anche in malo modo. La storia di Pino Bisazza, un imprenditore vicentino che nel Nord-Est conta parecchio, rappresenta l’ennesima contraddizione del modello di capitalismo familiare. La sua scalata era stata rapidissima: in dieci anni ha trasformato l’azienda di mosaici da «un grosso laboratorio artigianale» a piccola-grande multinazionale con impianti produttivi in India, nelle Filippine e uno stuolo di clienti eccellenti, dal sultano del Brunei agli organizzatori degli Oscar. Va da sé che il fatturato sfiori i 100 miliardi con 300 dipendenti. Alla guida, inutile dirlo, da dieci anni c’è stato il solito Pino. L’accordo con i due fratelli (ognuno detiene un terzo del capitale dell’azienda) fino all’11 di gennaio è filato apparentemente senza intoppi. Pino, 63 anni, un uomo ruvido, cattolicissimo, con una concezione sacrale del lavoro e della missione imprenditoriale, fino al 1998 presidente degli industriali di Vicenza, sembra nato per comandare. Il ruolo di amministratore delegato è suo quasi per investitura divina. Gli altri fratelli, Renato e Carlo, più anziani di lui, siedono invece nel Consiglio di amministrazione.