Mariano Maueri Il Sole 24 ore 04/02/2000, 4 febbraio 2000
Di più: proprio pochi mesi fa, in forza dei risultati ottenuti sotto la sua gestione, Pino aveva «espresso il desiderio della sua famiglia di arrivare con il tempo alla maggioranza della società»: una sorta di dichiarazione di guerra che avrebbe messo in moto la reazione a catena dei fratelli
Di più: proprio pochi mesi fa, in forza dei risultati ottenuti sotto la sua gestione, Pino aveva «espresso il desiderio della sua famiglia di arrivare con il tempo alla maggioranza della società»: una sorta di dichiarazione di guerra che avrebbe messo in moto la reazione a catena dei fratelli. Che Renato e Carlo non lo amassero, Pino lo aveva confessato a un suo fidato collaboratore: «Ho capito che i miei fratelli mi odiano», sibilò con il volto terreo l’ex presidente degli industriali di Vicenza. Anche questo, in fondo, un classico: fratelli coltelli. E ogni apparizione pubblica di Pino ha affilato, giorno dopo giorno, quelle lame nelle mani dei fratelli che alla fine sono diventate rasoi. Pino che guida la riscossa degli industriali vicentini durante la protesta del Nord-Est; Pino che simpatizza prima con Bossi e poi con il leader venetista Comencini; Pino che all’ultima assemblea degli industriali di Vicenza bacchetta Tommaso Padoa Schioppa; Pino che trascina gli imprenditori vicentini alla conquista dell’Athesis di Verona - la società che edita il quotidiano ”l’Arena” e il ”Giornale di Vicenza” - per evitare che il principe Carlo Caracciolo comprasse le due testate e soprattutto per ottenere un direttore nominato dai vicentini in un quotidiano telecomandato, da sempre, dai veronesi; Pino che dilaga in azienda e ipoteca anche i ruoli di comando del futuro. E i fratelli sempre lì, nell’ombra.