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 2000  marzo 01 Mercoledì calendario

Per Achille Bonito Oliva non è filologicamente corretto restaurare opere d’arte contemporanea, realizzate con materiali deperibili e andanti proprio per «inseguire l’equivalenza tra arte e vita»

Per Achille Bonito Oliva non è filologicamente corretto restaurare opere d’arte contemporanea, realizzate con materiali deperibili e andanti proprio per «inseguire l’equivalenza tra arte e vita». «L’arte contemporanea ha accettato il valore di un ”tempo minore”, non rappresentato sempre in forme indelebili, alla ricerca di una connessione seppure momentanea col mondo [...] Il restauro configura invece il tentativo infantile di fermare il tempo demiurgico del momento creativo, lapsus di un desiderio di eterna pienezza». Secondo il critico d’arte il restauro è una forzatura che costringe l’arte «a una durata inconsapevole, spodestata dalla struggente possibilità di diventare frammento, reperto o semplice macchia di pittura», e «non rispetta l’umana e cordiale tragedia del tempo introiettata nell’arte contemporanea, condannata così ad una imprevista durata malgrado il suo tentativo di rapportarsi alla vita quotidiana».