Mariarosa Mancuso, Corriere della Sera 27/02/2000, 27 febbraio 2000
Erri De Luca invece scrive i suoi libri su un quaderno («quelli neri chiusi con l’elastico»), usando solo la pagina destra («la sinistra rimane libera per aggiunte e correzioni
Erri De Luca invece scrive i suoi libri su un quaderno («quelli neri chiusi con l’elastico»), usando solo la pagina destra («la sinistra rimane libera per aggiunte e correzioni. Poche per la verità»), quando ne ha voglia («non mi succede mai di affacciarmi su un foglio per vedere se spunta qualcosa», senza idee «non sto in lutto»), a qualsiasi ora («tranne la sera, sono inservibile») e dove capita («al balcone, sul divano, oppure uso il letto come scrivania, stando appoggiato con le ginocchia»). Quando scrive si attiene a una «sobrietà assoluta»: non mangia («non mi piacciono i dolci»), non beve («niente tè o caffè. Un bicchiere di vino mi fa cantare, non scrivere»); non ha rituali, né portafortuna («sono un napoletano anomalo»); non sente il bisogno di sgranchirsi («dal lavoro sui cantieri arrivo in casa già sgranchito»). Giudice del suo lavoro è suo padre («mentre scrivo sento la sua presenza dietro la spalla. Se esagero mi fa una pernacchia anche meglio di quelle di Eduardo»).