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 2000  marzo 01 Mercoledì calendario

Ora però il vento sta cambiando. Per colmare questo vuoto giuridico, che ha permesso l*esplosione delle compravendite e persino la nascita di una Borsa virtuale dei domain name (il sito è websitesnames

Ora però il vento sta cambiando. Per colmare questo vuoto giuridico, che ha permesso l*esplosione delle compravendite e persino la nascita di una Borsa virtuale dei domain name (il sito è websitesnames.com), il legislatore americano ha approvato l*anno scorso l*Anti Cyber-squatting Protection Act. La nuova legge, controfirmata da Bill Clinton in dicembre, permette al proprietario di un marchio registrato di fare causa a chiunque registri, scambi o utilizzi un domain name identico al suo, o tanto simile da creare confusione nei consumatori. Il denunciante deve dimostrare che il cybersquatter «ha registrato il marchio commerciale in malafade e per fini di lucro». «L*aspetto più interessante e innovativo per le imprese * aggiunge Singer * è che il denunciante non deve però dimostrare che il cybersquatter stia utilizzando il marchio: basta che lo abbia registrato. La nuova protezione introdotta con la legge si estende inoltre ai nomi propri di persone esistenti». [...] Dal 3 gennaio scorso, inoltre, le imprese che vogliono riconquistare il proprio nome possono rivolgersi alla Uniform Domain Name Dispute Risolution Policy [...]. Il varo della legge, per quanto recente, ha già dato i primi risultati: oltre 100 tra imprese, personaggi famosi e organizzazioni hanno fatto causa tra gennaio e oggi ai cybersquatter. Nell*offensiva ci sono aziende del calibro della Ford, organizzazioni come l*America*s Cup, squadre di baseball come i New York Yankees, la Harvard University e persino stelle del cinema come Brad Pitt, Kenny Rogers e John Tesh: tutti rivogliono il proprio nome, o quanto meno protezione dagli abusi. Che accadrà, allora, di DaimlerChrylserFiat.com o delle altre combinazioni industriali e finanziarie concepite dai cybersquatter? «Niente * conclude l*esperto legale * perché la legge copre nomi propri e marchi esistenti, non quelli che ancora non esistono».