Corriere della Sera, 08/03/2000, 8 marzo 2000
Da una lettera di Anna Maria Ortese, pubblicata l’8 marzo dal ”Corriere della Sera” in occasione del secondo anniversario della sua morte: «[A Milano] l’uomo scorre, con movimento ritmico, obbedisce a una funzione precisa, che non ha bisogno del suo intervento personale, anzi lo elimina; scorre, si consuma, decade, proprio come un oggetto, sempre in un silenzio e un’obbedienza passiva, finché non esiste più
Da una lettera di Anna Maria Ortese, pubblicata l’8 marzo dal ”Corriere della Sera” in occasione del secondo anniversario della sua morte: «[A Milano] l’uomo scorre, con movimento ritmico, obbedisce a una funzione precisa, che non ha bisogno del suo intervento personale, anzi lo elimina; scorre, si consuma, decade, proprio come un oggetto, sempre in un silenzio e un’obbedienza passiva, finché non esiste più. Per quanto io abbia conosciuto il Sud, niente mi sembra più importante del Nord, per capire la brutalità della condizione e la malinconia dell’uomo di oggi: e, per esempio, ho sempre in mente i funerali del mastello d’acciaio. Un uomo, a Sesto, un operaio anziano, quest’inverno, cadde, mentre lavorava, nell’acciaio fuso, che lo distrusse completamente: per una settimana discussero come seppellirlo, finché al Musocco portarono, ”con la benedizione del vescovo”, un blocco d’acciaio, che un tempo era stato un uomo. Ma senza finire nell’acciaio, ch’è un’eccezione, qui gli uomini finiscono nell’astrazione, ch’è peggio: a considerarli attentamente, quelli che eseguono il lavoro, non gli altri, non si sa perché vivono, se non appunto, per essere adoperati a un fine che non li riguarda affatto».