Giancarlo Galli, Avvenire 08/03/2000, 8 marzo 2000
L’America in quel periodo era generosa. Ancora si combatteva duramente in Europa e nel Pacifico, e Roosevelt inseguiva un progetto di pax mondiale, sperando di aggregare l’Urss staliniana la cui delegazione presente a Bretton Woods si rifiutò tuttavia di sottoscrivere il patto
L’America in quel periodo era generosa. Ancora si combatteva duramente in Europa e nel Pacifico, e Roosevelt inseguiva un progetto di pax mondiale, sperando di aggregare l’Urss staliniana la cui delegazione presente a Bretton Woods si rifiutò tuttavia di sottoscrivere il patto. Fosse avvenuto il contrario, forse, le vicende dell’umanità avrebbero avuto un altro corso (magari con un russo installato alla guida del Fmi, a Washington). Così non fu, e gli Usa ritennero di privilegiare, sia pure con scarso entusiasmo (né Roosevelt né il suo vice Truman, che presto gli succedette, avevano simpatie per il generale De Gaulle), l’unico Paese del Vecchio Continente che aveva combattuto il nazismo: la Francia. Dopo aver scartato la Gran Bretagna, per evidenti ragioni di contiguità anglosassone. Nessuno stupore quindi se i francesi hanno goduto, quasi per diritto ereditario, della guida del Fmi negli ultimi trent’anni con Jacques De Larosère e Michel Camdessus.