Giancarlo Galli, Avvenire 08/03/2000, 8 marzo 2000
Questi i dati essenziali. Gli Usa hanno messo il veto al tedesco Caio Koch-Weser definendolo «non all’altezza»
Questi i dati essenziali. Gli Usa hanno messo il veto al tedesco Caio Koch-Weser definendolo «non all’altezza». Di cosa, visto il brillante curriculum? Il cancelliere Schröder, torna alla carica con Horst Koehler, ma già riecheggia il ritornello. Complice la Francia, che non si rassegna alla perdita di una tanto importante poltrona. Le lotte intestine europee destano una forte preoccupazione. In un delicatissimo passaggio storico che vede in gioco gli equilibri planetari (pensiamo a cosa accadrebbe dopo una débâcle dell’euro), sarebbe naturale che gli europei facessero fronte comune, trovando un candidato in grado, al tempo stesso, di interpretare gli interessi del Vecchio Continente e di porre il Fmi al servizio di un nuovo modello di giustizia economica, ridistribuendo le enormi ricchezze dei Paesi ricchi. Invece, ciascuno va per la sua strada: il revanscismo francese, le ambizioni di Berlino, un miscuglio di altre velleità. Il tutto, ha notevoli probabilità di materializzarsi in un direttore generale del Fmi ”euroamericano”. Insediato a Washington, rischia di essere condizionato dalla Casa Bianca. Naturalmente, con atavica ipocrisia, sui mass media si celebrerà l’evento proclamando l’esatto contrario. A dispetto della profezia di Keynes, al ritorno da Bretton Woods quando disse a un Churchill costernato: «Ci siamo venduti all’America». Cosa contrapporgli mentre il dollaro sale e l’euro scende, mentre il petrolio quotato in dollari s’impenna, e noi fingiamo di domandarci: «Chi comanda?».