(Maria Teresa Veneziani, Corriere della Sera 14/03/2000, 14 marzo 2000
Seguendo l’esempio statunitense molte aziende italiane destinano spazi attrezzati all’attività fisica dei dipendenti
Seguendo l’esempio statunitense molte aziende italiane destinano spazi attrezzati all’attività fisica dei dipendenti. La Nike di Bologna ha allestito 100 metri quadrati, ai quali se ne aggiungeranno altri 250, suddivisi nelle tre aree classiche del fitness: cardiovascolare per il riscaldamento, isotonica per il risveglio del tono muscolare e stretching per l’attività aerobica (è aperta tutti i giorni fino alle 22.30, domenica inclusa). Tra le altre aziende la Tod’s di Diego della Valle a Brancadoro, Ancona (si fa ginnastica nelle pause pranzo e la sera fino alle 20.30), la Fila Sport di Biella (la palestra è dotata di una parete per il free climbing), la Rai di Saxa Rubra (sta allestendo una vasta zona ”benessere”), lo studio legale Consolo di Roma (negli uffici ai Parioli uno spazio riservato al solarium e alla sauna), l’azienda di abbigliamento giovane Patrizia Pepe alle porte di Firenze (palestra e mensa sono separate solo da una vetrata). Avvertenze di Francesco Conti, titolare di un club di benessere fisico a Milano: «Le aziende hanno capito che se il dipendente investe un po’ del suo tempo in un’attività fisica, recupera energia e entusiasmo. Ma il pericolo è che favoriscano una qualche forma di competizione, per così dire fisica». Negli Usa, il fitness sul posto di lavoro, introdotto da 43 aziende su cento, ha ridotto l’assenteismo e le spese mediche del 40 per cento.