Siegmund Ginzberg L’unita 16/03/2000, 16 marzo 2000
Dovrebbero esserne contenti. « la prima volta nella storia degli Stati Uniti, forse di quella planetaria, che un gruppo così vasto della popolazione si è liberato da tutte le costrizioni della vita materiale», ha osservato il direttore del Welfare Research Institute del Boston College, Paul Schervish, un esperto in sociologia della ricchezza e della filantropia
Dovrebbero esserne contenti. « la prima volta nella storia degli Stati Uniti, forse di quella planetaria, che un gruppo così vasto della popolazione si è liberato da tutte le costrizioni della vita materiale», ha osservato il direttore del Welfare Research Institute del Boston College, Paul Schervish, un esperto in sociologia della ricchezza e della filantropia. Eppure, a quanto pare, sono invece disperati. Non è solo che non sanno cosa fare della loro improvvisa ricchezza. I miliardi si spendono bene, anche quando sono tanti. Ma i loro ”blues”, la loro ”malinconia” va ben oltre l’accessibilità a Ferrari e Porsche, yacht e residenze principesche. Si sentono semplicemente perduti nel vortice creato dal subitaneo mutamento dei parametri che regolavano la loro vita. Il misterioso ”mal di ricchezza” gli scombussola l’orientamento, gli sconvolge i punti di riferimento, li mette in difficoltà con amici, vicini e conoscenti cui si trovano in difficoltà a spiegare che magari ora pagano in sole tasse sulla proprietà delle nuove residenze più del mutuo che pagavano per la vecchia casa, li espone al risentimento per la loro invidia. Gli fa venire voglia di vomitare, farla finita, come se avessero il mal di mare. « una crisi di dislocazione, dislocazione dalla propria precedente situazione, dall’ambiente, dagli amici e dall’idea che avevano di se stessi», spiega David Wellish, professore di psichiatria all’Università della California. E peggio di tutto, in questa perdita di identità e di punti di riferimento, è il fatto stesso che con tutti quei soldi non avrebbero più il bisogno di lavorare. Negli anni ’80 era ancora il sogno di qualsiasi americano. Ora è diventato un incubo. «Il fatto è che viviamo in una società che è ancora governata dal lavoro. Uno si sveglia una mattina e si rende conto che non ha più bisogno di lavorare. qui che i sintomi diventano patologici. Questi nuovi ricchi vengono da noi e ci dicono che il denaro non gli ha portato la felicità», spiega il professor Goldbart, che assieme alla collega DiFuria, ha fondato, nel sobborgo di Kentfield a San Francisco, il Money, Meaning and Choiches Institute, cui affluiscono ora a frotte i loro particolarissimi pazienti.