Marco DíEramo, il manifesto 24/3/2000, 24 marzo 2000
In atto un conflitto di interessi tra compagnie assicuratrici e case farmaceutiche, rispettivamente favorevoli e non al pricipio del placebo
In atto un conflitto di interessi tra compagnie assicuratrici e case farmaceutiche, rispettivamente favorevoli e non al pricipio del placebo. Interventi chirurgici placebo piacciono alle prime: il paziente entra in sala operatoria, è anestetizzato ed esce con le tipiche suture dell’intervento, ma, ignaro, non è stato operato. In caso di guarigione la compagnia deve affrontare solo le spese dell’incisione. Alle case farmaceutiche, invece, non convengono le medicine placebo, pillole di zucchero prescritte a pazienti che guariscono per suggestione (secondo Irving Kirsch, psicologo dell’università del Connecticut il successo di antidepressivi come il Prozac è dovuto quasi interamente alla fiducia sulla loro efficacia). La Eli LillyCo. di Indianapolis ha proposto di rendere edotto il paziente del fatto che non ha assunto farmaci prima di finire il trattamento, facendo venir meno la base stessa dell’effetto placebo, la convinzione di assorbire un vero farmaco. Per il sociologo Pierre Bourdieu la diffidenza della medicina occidentale per il placebo è una forma di ”denegazione”: insieme di pratiche in cui l’agente deve negare a se stesso l’obiettivo reale per poterlo conseguire, il medico che somministra la medicina placebo deve essere convinto che non funzionerà per ottenere le guarigione.