Marina Rini, Diario 15/04/1998, 15 aprile 1998
La Nigeria estrae 2 milioni e mezzo di barili di greggio al giorno dalle piattaforme off-shore concesse alle compagnie petrolifere Shell, Elf, Agip, Mobil Chevron e Texaco (è il quinto Paese produttore dell’Opec e il primo dell’Africa)
La Nigeria estrae 2 milioni e mezzo di barili di greggio al giorno dalle piattaforme off-shore concesse alle compagnie petrolifere Shell, Elf, Agip, Mobil Chevron e Texaco (è il quinto Paese produttore dell’Opec e il primo dell’Africa). Le tre raffinerie statali del Paese dichiarano di produrre 445 mila barili di benzina al giorno (circa il doppio del fabbisogno giornaliero). A causa dell’incuria, della cattiva gestione e degli attentati agli impianti (diretti contro il governo militare: Capo dello Stato è il generale Sani Abacha al potere dopo il golpe del 1993) nel paese manca del tutto il carburante, le file ai distributori sono lunghe chilometri e sorvegliate da uomini armati (il 21 marzo la ”papamobile” di Karol Woitjla in visita nel Paese è rimasta bloccata alla nunziatura apostolica di Abuja per mancanza di carburante). Il Ministero del Petrolio ha ricevuto due miliari di dollari in tre anni per rinnovare le raffinerie che continuano a non funzionare. Alcuni membri del governo comprano la benzina nigeriana al prezzo imposto di 200 lire al litro, la esportano, poi la fanno rientrare e la vendono come benzina ”importata” a 2 mila lire al litro: nel 1997 la Nigeria ha speso circa 600 milioni di dollari per l’importazione di benzina.