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 2000  marzo 30 Giovedì calendario

In Svezia la commissione d’inchiesta incaricata quattro anni fa di indagare sul programma di sterilizzazione portato avanti dal governo dal ’35 al ’96, ha presentato il suo rapporto

In Svezia la commissione d’inchiesta incaricata quattro anni fa di indagare sul programma di sterilizzazione portato avanti dal governo dal ’35 al ’96, ha presentato il suo rapporto. Persone sterilizzate 230 mila, per il 90 per cento donne: madri sole con figli, alcolizzate, emarginate, malate, internate in ospedale psichiatrico, appartenenti a minoranze etniche (lapponi e zingari) e di ”razza mista”. Gli interventi, condotti in base a ”teorie eugenetiche” e per ”ragioni di igiene sociale e razziale”, furono praticati senza il consenso pieno e consapevole: a chi faceva resistenza erano negati i sussidi statali o sottratti i figli avuti in precedenza. Con una legge varata nel ’76 si passò «da una maggioranza di sterilizzazioni forzate a una maggioranza di sterilizzazioni consentite, dalla applicazione di teorie eugenetiche e di preservazione della razza a un programma di pianificazione familiare, dall’interesse collettivo a quello individuale» (interventi praticati dopo il ’76: 160 mila). Già nel ’97 il quotidiano liberale ”Dagens Nyheter” aveva denunciato la campagna di sterilizzazione, dichiarando che l’unico aspetto che la distingueva dalle pratiche naziste erano le motivazioni, per lo più economiche: ridurre il rischio di produrre cittadini non sani a carico della società. Quello stesso anno il governo si impegnò a risarcire le vittime della sterilizzazione con quaranta milioni a testa (si presentarono solo 140 persone) .