Rossiiskaya Gazeta; Ilya Maksakov, ìNezavisimaya Gazetaî 22/05/1998; Andrei Smirnov, ìSegodnyaî 22/05/1998, 22 maggio 1998
Mercoledì 20 maggio una pattuglia della polizia della repubblica russa del Daghestan ha fermato nel centro della capitale Makhachkala un’auto con targa cecena
Mercoledì 20 maggio una pattuglia della polizia della repubblica russa del Daghestan ha fermato nel centro della capitale Makhachkala un’auto con targa cecena. Le persone a bordo hanno sparato agli agenti uccidendono due e ferendone almeno sei e si sono rifugiate nell’abitazione di Nadirshah Khachilayev, deputato della Duma (fino al 24 aprile faceva parte del gruppo di Nostra Casa Russia poi si è dimesso senza fornire spiegazioni), presidente dell’Unione Russa dei Musulmani e insieme a suo fratello maggiore Magomed leader dell’etnia Lak, la terza del Daghestan (i due milioni di abitanti daghestani si distribuiscono in ben 34 gruppi etnici). La polizia ha circondato la casa (difesa da vere e proprie fortificazioni) ma sul posto sono arrivate tremila persone armate che dopo aver attaccato gli agenti hanno portato fuori in trionfo il deputato. Circa 200 suoi stretti sostenitori in tenuta da combattimento hanno occupato la sede del Governo e del Parlamento disarmando il corpo di guardia e issando al posto della bandiera daghestana quella verde dell’Islam. I manifestanti hanno chiesto le dimissioni del Governo e libere elezioni, membri dell’Unione dei Musulmani hanno formato un comitato d’emergenza nazionale. Magomedali Magomedov, di etnia Darghina, capo del governo federale daghestano, a Mosca per un incontro con il Premier Sergej Kirienko, è subito rientrato nella capitale. Dopo lunghe trattative il palazzo è stato evacuato a patto che nessuno venisse incriminato.