E. Mar., Avvenire 10/07/1998, 10 luglio 1998
Il documento congiunto firmato da Italia e Libia sabato 27 giugno rilancia lo scambio commerciale fra i due paesi e in particolare lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi libici
Il documento congiunto firmato da Italia e Libia sabato 27 giugno rilancia lo scambio commerciale fra i due paesi e in particolare lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi libici. L’Eni di Enrico Mattei strinse rapporti con la Libia di re Idris, poi deposto nel ’69 dal colonnello Gheddafi: un anno dopo vennero espulsi 12 mila italiani. Ciononostante lo scambio commerciale con Tripoli rimase molto ricco: ne sono esempi l’acquisto del 10 per cento delle azioni Fiat da parte del gruppo libico Lafico nel ’76, la costituzione in Italia nell’88 della compagnia mista Tamoil (dalla quale la Libia fu costretta a ritirarsi nel ’92 per via dell’embargo internazionale), l’acquisto nel ’97 del 5 per cento della Banca di Roma. Attualmente l’Italia acquista dalla Libia il 30 per cento del petrolio che importa (rappresenta buona parte dei 6.820 miliardi di importazioni dalla Libia nel ’97) e ha in corso il progetto di un gasdotto italo-libico da otto miliardi di metri cubi annui di gas (molto importante per i bisogni energetici italiani). L’Eni è il primo degli operatori internazionali nel paese di Gheddafi (tratta il sedici per cento del petrolio locale).