M.P., Il Mondo 26/06/1998; Mimmo Cndito, La Stampa 09/07/1998; il manifesto 09/07/1998; Michael Holman, David Piling, Financial Times 7/1998, 26 giugno 1998
La morte del presidente Sani Abacha, avvenuta lo scorso 8 giugno, e quella del suo avversario Moshood Abiola, il 7 luglio in carcere, hanno causato gravi disordini in tutta la Nigeria e fatto salire il prezzo del greggio da 12,75 a 13,12 dollari per barile
La morte del presidente Sani Abacha, avvenuta lo scorso 8 giugno, e quella del suo avversario Moshood Abiola, il 7 luglio in carcere, hanno causato gravi disordini in tutta la Nigeria e fatto salire il prezzo del greggio da 12,75 a 13,12 dollari per barile. Lo sfruttamento delle risorse nigeriane venne iniziato nel 1959 dalla Shell, principale multinazionale fra quelle presenti nel paese (l’italiana Agip partecipa al 10,4 per cento nel progetto di sfruttamento di enormi giacimenti di gas liquido, valore complessivo dell’impresa: 3,8 miliardi di dollari, uno dei principali clienti sarà l’Enel). Nuovo leader è il giovane (56 anni) generale Abdulsalam Abubakar: gradito agli Stati Uniti, ha anche ottenuto la fiducia dell’Onu. La Nigeria con 2 milioni e duecentomila barili al giorno è il quinto paese produttore di petrolio dell’Opec, il settimo del mondo e il più importante produttore petrolifero africano: è anche il quinto fornitore degli Stati Uniti (ne acquistano il 45 per cento della produzione petrolifera) e la seconda potenza economica dell’Africa subsahariana dopo il Sudafrica. Il petrolio rappresenta il 90 per cento dell’export nigeriano: il prezzo corrente del barile, più basso rispetto alle previsioni, sta aggravando il debito estero di Lagos (attualmente è di 35 miliardi di dollari). [1]