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 2000  marzo 30 Giovedì calendario

Tra i cinquanta uomini più ricchi d’Europa, il milanese Leonardo Del Vecchio, 65 anni, presidente di Luxottica, maggiore produttore mondiale di occhiali (oltre 27 milioni di pezzi quest’anno: «A conti fatti, 76 mila al giorno, festivi compresi

Tra i cinquanta uomini più ricchi d’Europa, il milanese Leonardo Del Vecchio, 65 anni, presidente di Luxottica, maggiore produttore mondiale di occhiali (oltre 27 milioni di pezzi quest’anno: «A conti fatti, 76 mila al giorno, festivi compresi. E tutti saranno venduti»). Quattromila miliardi di fatturato contro i 3.629 del precedente esercizio, utile netto più del 10 per cento. Il gruppo debutterà in luglio a Piazza Affari (è già quotato alla Borsa di New York dal ’90). Sei stabilimenti, 24 filiali. I negozi di Luxottica sono presenti in settanta Paesi, 860 solo in Canada e negli Stati Uniti: «Qui il ”tutto compreso” è di casa: fra visita oculistica, preparazione delle lenti e consegna al cliente degli occhiali non passa infatti più di un’ora». Orfano di padre, morto sei mesi prima che lui nascesse, lo stipendio della madre cameriera non bastava a tirare avanti: chiuso a sette anni ai Martinitt, istituto milanese per orfani, Del Vecchio non frequentò nemmeno le medie, ma si accontentò dell’avviamento al lavoro e a 14 anni diventò garzone in una fabbrica di medaglie e marchi in metallo. Promosso operaio nel giro di poco tempo, caporeparto a 18 anni alla Granero di Pieve Tesino, a soli 21 mise su un’officina dove lavorava di sera: «Bene e spesso tenevo botta per venti ore filate, dal momento che di giorno ero stato assunto in una fabbrica di via Brioschi e di sera avevo messo su un’officina - poco più di un garage in via Carlo d’Adda, che mi aveva costretto a firmare le prime cambiali - dove producevo come terzista stampi e minuteria metallica per occhiali». I soldi, comunque, non l’hanno cambiato: «Stessi alberghi di vent’anni fa, stesso tipo di macchina, stessa vita...». Unico rimpianto: non aver potuto continuare gli studi: «Ma forse è stato meglio così, perché magari avremmo avuto un laureato in più ma un imprenditore vero di meno».