p.pol, La Stampa 11/02/1999; Maria Teresa Veneziani, Corriere della Sera 11/02/1999; Maria Novella De Luca, la Repubblica 11/02/1999, 11 febbraio 1999
L’antropologa Ida Magli: « una sentenza dettata da inconsapevole maschilismo. In una sfida muscolare l’uomo sarà sempre prevalente, e quindi i jeans, in un modo o nell’altro, riuscirà sempre a toglierli alla vittima designata
L’antropologa Ida Magli: « una sentenza dettata da inconsapevole maschilismo. In una sfida muscolare l’uomo sarà sempre prevalente, e quindi i jeans, in un modo o nell’altro, riuscirà sempre a toglierli alla vittima designata. Per questo dico che la sentenza ha un aspetto tecnico, questo dei jeans, che in realtà copre un aspetto psicologico, quello della sudditanza inconscia di tanti giudici maschi, della difesa a oltranza del loro sesso. E non lo dico come donna, lo dico come osservatore». Franca Rame: «Questi magistrati dovrebbero provare ad avere la figlia o la moglie violentata per poi farsi raccontare come ti tolgono gli indumenti in questi casi. Quando capitò a me, io fui tenuta ferma da tre persone... Ci sono tanti modi di spogliare una donna: immobilizzandola, minacciandola, tramortendola con un pugno alla testa. E comunque se i giudici vogliono la dimostrazione pratica sono disposta ad andare io stessa a dargliela sul momento». Il giudice di Cassazione Simonetta Sotgiu: «I jeans? Di nuovo i jeans? Come trent’anni fa... Mi ricordo un processo per stupro a Sassari, ero giudice a latere, e il presidente sentenziò che quella ragazza ”ci stava” perché il giorno della violenza indossava i jeans, che com’è noto non si possono sfilare facilmente... Non c’è niente da fare: la giustizia in Cassazione è in mano agli uomini. Spesso anziani. Con idee vecchie. Ogni giorno devo combattere. Ma lì dentro ci sono 410 giudici maschi e 10 giudici donne, tutte nelle sezioni civili».