Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1998  novembre 04 Mercoledì calendario

All’inizio di novembre una cordata guidata da Colaninno e comprendente l’imprenditore del bresciano Emilio Gnutti, banche del Nord-Est (Antonveneta) e internazionali (Lehman Brothers, Donaldson, Lufkin & Jenrette) aveva rilevato l’8,02% del capitale Olivetti (costo dell’investimento 1

All’inizio di novembre una cordata guidata da Colaninno e comprendente l’imprenditore del bresciano Emilio Gnutti, banche del Nord-Est (Antonveneta) e internazionali (Lehman Brothers, Donaldson, Lufkin & Jenrette) aveva rilevato l’8,02% del capitale Olivetti (costo dell’investimento 1.100 miliardi di lire). A chi gli chiedeva il perché di questa mossa Colaninno aveva così risposto: «Ho la certezza che Olivetti sia una società con ottime possibilità di sviluppo, con grandi alleati e attiva su un mercato molto promettente come quello delle Telecomunicazioni [...]». E a chi gli chiedeva come avesse fatto a convincere i suoi partner (non i soliti nomi della finanza di casa nostra) a investire su Olivetti aveva detto che «l’Italia è ricca di imprenditori validi e capaci, anche se non sovraesposti [...]». Infine aveva così replicato a chi gli faceva notare la scalabilità dell’Olivetti: «La scalabilità è in sé un fattore positivo. Non dobbiamo neutralizzare gli elementi che concorrono alla massimizzazione del valore dell’azione».