la Repubblica 12/03/1999, 12 marzo 1999
Chi riforma muore. Bernardo Valli: «Il ministro delle finanze socialdemocratico non rispettava il ”pensiero unico”, andava in senso vietato, aumentava le tasse e i salari, si comportava come un tradizionale uomo di sinistra in una società che non perdona chi si discosta dal centro nuovo o vecchio che sia: era dunque un elemento da abbattere politicamente
Chi riforma muore. Bernardo Valli: «Il ministro delle finanze socialdemocratico non rispettava il ”pensiero unico”, andava in senso vietato, aumentava le tasse e i salari, si comportava come un tradizionale uomo di sinistra in una società che non perdona chi si discosta dal centro nuovo o vecchio che sia: era dunque un elemento da abbattere politicamente. Chi riforma muore. I mercati finanziari gli rimproveravano la debolezza dell’euro; gli imprenditori minacciavano di lasciare la Germania; gli investitori incrociavano le braccia; i titoli di Stato restavano quasi invenduti in segno di protesta [...] A vibrargli il colpo decisivo è stato senz’altro Gehrard Schroeder, il cancelliere che lui stesso, Lafontaine, ha portato al potere: non per affinità ideologica, né per simpatia umana, ma perché lui, Schroeder, l’uomo del ”nuovo centro”, poteva conquistare gli indispensabili voti moderati: poi una volta al governo, sarebbe stato il partito a imbrigliare il cancelliere: e il presidente del partito era appunto Lafontaine. Il meccanismo ha funzionato a stento per cinque mesi [...] Per cinque mesi i tedeschi si sono interrogati su chi governasse veramente [...] Schroeder andava ai quiz televisivi e si faceva fotografare con il solito sigaro cubano. Lafontaine preparava la sua riforma fiscale con un aumento delle tasse per le aziende e un ritocco al rialzo per le pensioni; favoriva un aumento salariale ai metalmeccanici; aiutava i verdi nel condannare il nucleare, al fine di salvare l’ambiente ma anche con la conseguenza di minacciare le azioni delle società interessate all’energia».