Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2000  aprile 30 Domenica calendario

«Con Vermeer si arriva al racconto. Ecco (dai musei di Berlino) la strana storia del bicchiere di vino

«Con Vermeer si arriva al racconto. Ecco (dai musei di Berlino) la strana storia del bicchiere di vino. In una delle sue solite stanzette semivuote (come in Pietro Longhi: si sono venduti tutto?), una donna vestita da casa siede davanti a un visitatore in piedi che non si è tolto né il mantello né il cappello, e c’è anche una chitarra su una sedia. Ora, c’è un bicchiere solo: e lui versa, lei beve. Gatta ci cova? O non dovrebbe, la padrona di casa, offrire un sorso all’ospite? Forse la si sta turlupinando? una babbea? «Ma la ”lettura delle lettera” - classico topos in Vermeer come nel melodramma dell’Ottocento: Verdi! - si sviluppa in due eccellenti dipinti di Gabriel Metsu, dal museo di Dublino. Nel primo, un elegante giovanotto molto chiomato, in un ricco interno (pavimento di marmo bianco e nero, ottimi argenti, un quadro di armenti, un mappamondo pregevole) scrive la sua lettera. La legge una signora praticamente calva, ed evidentemente più povera: pavimento in laterizio, cesto della biancheria sporca, rammendo in corso, un ditale caduto, ciabatte in giro. La serva indica un quadro con tempesta marina: ”L’amore è traditore?”. (Le radio d’una volta cantavano: ”Un’illusion ti dà, che è grande come il mare”). «Ma che quotidianità anche balorde, tra le famiglie piene di mobili e ceramiche, le scorpacciate, i bordelli dove ”si fa veramente casino”, gli eroi biblici tipo Davide che suonano arpe molto irlandesi (réclame di birre o pubs?), le bambinacce bardate come cavalle da fiera. Ecco case disordinate e scoreggione, servacce che combinano solo disastri, bimbi malaticci, dottori che esaminano una pipì, cani che evacuano negli angoli, altre lettere che annunciano disgrazie, spidocchiamenti, espettorazioni...» (Alberto Arbasino, recensione alla mostra del Rijksmuseum di Amsterdam dedicata al ”Secolo d’oro”).