Norberto Bobbio, la Repubblica 30/4/2000, 30 aprile 2000
«Tra i problemi metafisici mi sono posto presto quello dell’immortalità dell’anima: possibile che siamo eterni? Cosa significa? La vita e la morte sono indissolubilmente connesse, la vita riceve un senso dalla morte e la morte dalla vita
«Tra i problemi metafisici mi sono posto presto quello dell’immortalità dell’anima: possibile che siamo eterni? Cosa significa? La vita e la morte sono indissolubilmente connesse, la vita riceve un senso dalla morte e la morte dalla vita. La morte, se ci fosse davvero un’altra vita, non sarebbe davvero la morte. Pensiamoci bene: perché la morte è la morte? Perché è la morte! Bisogna prendere sul serio la morte. «Ho cominciato a prendere sul serio la morte vedendo morire dei giovani amici, senza illudermi delle promesse della religione che fossero ancora vivi. Qualche volta, pensando alla morte di una persona particolarmente cara - mio padre, ad esempio - so che quella persona che ho amato ora non c’è più. E che ci sia qualche cosa di lui in un altro luogo - che non so dove sia - a me non importa assolutamente nulla. La persona che ho amato era quel particolare modo di sorridere, di farci giocare, di raggiungerci in campagna alla fine della settimana quando eravamo in vacanza, la nostra attesa sul cancello della casa per aspettarlo e poi salutarlo festosamente: questo so per certo che non c’è più» (Norberto Bobbio)