Alain Elkann, La Stampa 7/5/2000, 7 maggio 2000
«Perché gli intellettuali, ora che non c’è più la guerra fredda, non riflettono di più sulle insufficienze evidenti del capitalismo?»
«Perché gli intellettuali, ora che non c’è più la guerra fredda, non riflettono di più sulle insufficienze evidenti del capitalismo?». Quali sono queste insufficienze? «Viviamo nel 2000 e abbiamo cancellato l’Africa. L’America è una democrazia monca, con sei milioni di carcerati e sacche di povertà peggiori che nel Terzo Mondo». La prima virtù di un giornalista è la brevità? «La prima virtù sono le antenne. Dopo viene il dovere di parlare agli altri con un linguaggio comprensibile. «Quando scrivo una cosa, penso che venga trovata sul sedile di un vagone ferroviario e deve essere comunque comprensibile a chiunque la trovi. La brevità deriva da questo. Meno parole superflue e aggettivi metti e meglio è. La brevità non è altro che un aspetto della semplicità. Io mi sono divertito in questo esercizio. Incollavo articoli su dei fogli e poi con la penna cancellavo e correggevo riducendoli di un terzo» La sua vita è stata guidata dalla ricerca della semplicità? «Sono nato con molti privilegi, ma direi di sì. La semplicità e la sobrietà sono sinonimi di libertà. Anche una casa non dev’essere secondo me molto grande, perché se ha una sua misura è più accogliente». Da una parte lei scrive da anni, ma forse da ancor più anni suona il pianoforte. Che cosa rappresenta la musica nella sua vita? «Purtroppo suono male il pianoforte. La musica ha avuto un’importanza molto grande nella mia infanzia. Mio padre era un musicista. Ricordo in Sardegna, nella nostra casa, da bambino c’era sempre musica. Allora c’erano solo i dischi a 78 giri che costavano moltissimo e mio padre aveva comperato invece una grande radio, molto potente per quei tempi. Era il suo lusso e sentiva la musica soprattutto di sera. Io ho studiato tardi e poco sotto la guerra. Se non avessi fatto politica sarei forse diventato musicologo». Quali sono i valori della sinistra? «Misurare il grado di civiltà di una società dalla condizione dei più deboli». Come ha sopravvissuto alla morte dei suoi figli? «Sopravvivere ai propri figli è una cosa insopportabile. facile cadere nel melodramma. Me ne vergogno. Qualche volta penso che Dio esiste e che sia Satana» (Luigi Pintor)