Francesco M. Colombo, Speciale Festival, Corriere della Sera 1/5/2000, 1 maggio 2000
Sul pianoforte. «Benedetti Michelangeli per tutta la vita ha lavorato su una ventina di opere togliendo, asciugando, trovando l’inclinazione perché fossero ancora più chiare
Sul pianoforte. «Benedetti Michelangeli per tutta la vita ha lavorato su una ventina di opere togliendo, asciugando, trovando l’inclinazione perché fossero ancora più chiare. Era come l’artigiano che taglia il diamante: non solo rende geometrica e simmetrica la preziosa materia che ha fra le dita, ma indaga le leggi della rifrazione perché il prisma rimandi più luce. Come se, alla fine, fosse la materia stessa, dotata di una vita misteriosissima e inquietante, a far sentire il battito del suo gelido cuore. « un paradosso, ma sta racchiuso in ogni pianoforte e nell’idea stessa del pianoforte, questa macchina tra le più strane inventate dalla civiltà dell’Occidente. La grande ”ala nera” (in tedesco si chiama proprio così, Fluegel) asimmetrica, sostenuta da tre gambe: lo strumento fatto per produrre il canto attraverso il procedimento meccanico più perverso che si possa immaginare, il percuotimento di corde tese attraverso un martelletto, l’illusione di sostenere un suono che invece ”deve” (a differenza di quello della voce o degli archi o dei fiati) spegnersi e tacitarsi. Far ”suonare” il marchingegno a percussioni è andare contro natura, o trarre dalla natura delle cose un’anima che non si poteva prevedere: finzione assoluta, macchinazione diabolica, faustiano laboratorio. In tal senso, Benedetti Michelangeli ha rappresentato l’essenza del pianoforte, la sua impossibile scommessa, che si può vincere solamente a patto di rinunciare a vivere, a essere felici. «Non c’è niente di più novecentesco (nel senso caro a Ravel, a Benn) di questa rivincita dello stile sul sentimento. Non che Michelangeli fosse estraneo agli affetti: questo non lo sappiamo e non ci importa. La cosa importante è la disciplina spietata, solitaria, invisibile, distruttiva, perché la pulitura del diamante generi un brivido ignoto e sgomentante».