Giovanni Maria Pace, la Repubblica 21/5/2000, 21 maggio 2000
Biologia e morale. «Quindi la biologia interviene, seppure tangenzialmente, nella formazione della morale? ’Diciamo che tra geni e imperativi etici ci deve essere compatibilità
Biologia e morale. «Quindi la biologia interviene, seppure tangenzialmente, nella formazione della morale? ’Diciamo che tra geni e imperativi etici ci deve essere compatibilità. Immaginiamo una società in cui vige la norma che non si devono avere bambini: ebbene, una cultura del genere non potrebbe sussistere perché non ci sarebbe chi la trasmette. Gli esperimenti culturali, sociali, politici devono conformarsi alla biologia, pena l’estinzione. La sopravvivenza, ovvero il contrario dell’estinzione, è non a caso il valore biologico primario. Detto questo, ribadisco che le norme in base alle quali decidiamo che cosa è bene e che cosa è male sono culturalmente ereditate. I dieci comandamenti furono formulati da Mosè quando si pose il problema di far sopravvivere gli israeliti nel deserto del Sinai. Per superare la prova era necessaria una legge ferrea: se rubi, se fornichi eccetera, sarai giustiziato. ’Norme severissime che si fecero discendere da Dio proprio per giustificarne la durezza. Il sistema di valori fondato da Mosè, che a mio modo di vedere è uno dei più grandi statisti della storia dell’umanità, ha avuto successo. Ha fatto in modo che una piccola tribù, del tutto irrilevante nel mondo di allora, diventasse l’ascendente culturale di tre miliardi di persone, tanti sono attualmente gli appartenenti alle religioni monoteistiche. Altre tribù con convinzioni morali diverse, che competevano con la giudaica, non hanno avuto altrettanto successo e si sono estinte”» (Francisco Ayala, docente di biologia e filosofia all’università della California)