Gad Lerner, la Repubblica 31/5/2000, 31 maggio 2000
«Una parola, una parola soltanto, di accoglienza, di amicizia, di amore, vorremmo sentirla rivolta all’indirizzo degli omosessuali dalla Chiesa che celebra il bimillenario dell’evento cristiano
«Una parola, una parola soltanto, di accoglienza, di amicizia, di amore, vorremmo sentirla rivolta all’indirizzo degli omosessuali dalla Chiesa che celebra il bimillenario dell’evento cristiano. «Non è forse il Giubileo tempo di riconciliazione? Com’è possibile che non sia ancora sortita dalla bocca di un cardinale, o del Papa stesso, una simile parola? «Più delle giravolte opportunistiche dei politici italiani, prigionieri di un malinteso spirito di convenienza, nella penosa vicenda del Gay Pride stupisce l’apparente indisponibilità al dialogo di chi guida la comunità dei credenti. Sordi e ostinati, fin qui, nel puro e semplice diniego all’altrui diritto di manifestarsi in Roma. Offesi, e basta. «Avevamo seguito con ammirazione lo sforzo di purificazione della memoria culminato nel ”mea culpa” quaresimale in San Pietro. Ci eravamo commossi sul Sinai e a Gerusalemme per l’invito caldo a ritrovarci tra uomini di fede diversa, ma accomunati nelle radici originarie del Dio di Abramo. La rivelazione di Fatima ci aveva chiamato a misurarci rispettosamente con l’interpretazione di un secolo vissuto dalla Chiesa come strenua lotta contro l’ateismo. «E adesso ci chiediamo: possibile che un pontefice come Giovanni Paolo II, lui che ha saputo sfidare il comunismo e aprire la Chiesa al dialogo col mondo, possa anche solo ipotizzare - perfino questo abbiamo letto - di ritirarsi a Castelgandolfo in concomitanza col corteo romano degli omosessuali?» (Gad Lerner)