Massimo Mucchetti, LíEspresso 20/01/2000, 20 gennaio 2000
Che cosa deve pensare una Fiat che oggi vale 20 mila miliardi in meno di quindici anni fa e che vede ogni giorno declinare la propria influenza? «Finora gli Agnelli sono stati gli Agnelli per tre ragioni
Che cosa deve pensare una Fiat che oggi vale 20 mila miliardi in meno di quindici anni fa e che vede ogni giorno declinare la propria influenza? «Finora gli Agnelli sono stati gli Agnelli per tre ragioni. In primo luogo perché, nonostante svariate bizzarrie, si sono rivelati colti, coesi e disciplinati. L’avvocato ripete spesso ”qui si comanda uno alla volta”. All’inizio del suo secondo secolo la famiglia è un po’ meno coesa perché è ormai numerosa e ha perso il leader del domani: Giovanni Alberto. In secondo luogo hanno scelto di essere il perno industriale di un sistema di potere finanziario centrato sulla Mediobanca di Enrico Cuccia che nell’Italia autarchica del ’900 è stato sufficiente a preservare la proprietà. [...] In terzo e non ultimo luogo, la Fiat ha rappresentato il cuore manifatturiero del paese, il concentrato del suo sapere industriale, la maggior fonte di lavoro dopo lo Stato. E questo primato ha generato una rendita di posizione politica che ha schierato i governi al suo fianco».