Giuseppe DíAvanzo, Corriere della Sera 01/04/2000, 1 aprile 2000
Questa storia è soprattutto un inequivoco segno della debolezza della politica. «Del rachitismo di una élite incerta e confusa che ha bisogno di altri poteri, di istituzioni e apparati a lei sottordinati per vivere o sopravivvere
Questa storia è soprattutto un inequivoco segno della debolezza della politica. «Del rachitismo di una élite incerta e confusa che ha bisogno di altri poteri, di istituzioni e apparati a lei sottordinati per vivere o sopravivvere. questa debolezza che mette in sofferenza la democrazia. Non è il colonnello Antonio Pappalardo, autore dello scartafaccio e carabiniere senza particolari qualità. Né Giovanni Aliquò poliziotto-inserzionista e leader sindacale senza particolare seguito. Né una tentazione golpista dei carabinieri che è soltanto un fantasma e quindi, come tutti i fantasmi, immaginazione paranoide e non realtà».