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 2000  aprile 05 Mercoledì calendario

Ci spiega come si fa a clonare un essere umano? «Dunque, si prende l’uovo di una donna...». Alt: dove lo prende, va al mercato? «Bè, ci sono le uova in surplus che si producono quando le donne si sottopongono alle cure per la fecondazione artificiale

Ci spiega come si fa a clonare un essere umano? «Dunque, si prende l’uovo di una donna...». Alt: dove lo prende, va al mercato? «Bè, ci sono le uova in surplus che si producono quando le donne si sottopongono alle cure per la fecondazione artificiale. Non sono moltissime, qualche migliaio in Gran Bretagna, ma per la sperimentazione bastano». Dunque, si prende l’uovo... «... e lo si svuota del Dna materno, si toglie dal nucleo il patrimonio genetico della madre biologica. Al suo posto si mette una cellula adulta di un essere umano». Prelevata da dove? «Con gli animali abbiamo imparato che ce ne sono sei o sette tipi che vanno bene. Direi una cellula della pelle, diciamo dall’interno della guancia di un uomo». E la si mette nell’uovo... «Esatto, lo si coltiva ”in vitro” come si fa con la fecondazione assistita. Se tutto va bene, si sviluppa in un embrione». Pre-embrione, dicono molti suoi colleghi, per addolcire la pillola. «Mi sembra un inutile eufemismo. Una volta che l’uovo è fecondato, quello è un embrione, non nascondiamoci dietro le parole». Apprezzo la sincerità. E poi? «E poi si aspetta, diciamo sei- sette giorni, il tempo in cui vengono a maturazione nell’embrione quelle cellule che noi chiamiamo staminali, cioè non ancora specializzate, potenzialmente in grado di svilupparsi in qualsiasi tessuto o organo. Prelevate queste cellule, vorremmo provare a coltivarle per farle diventare una specie di meccanico riprogrammatore dell’organismo, un riparatore di malattie degenerative, o addirittura la base per trapianti di tessuti: che so, pelle artificiale, cartilagine, o persino una vescica funzionante. Per giunta compatibile con il sistema immunitario del malato». E che cosa vi fa pensare che funzionerebbe? «Abbiamo l’esperienza con i topi. Le cellule trapiantate sembrano essere accettate, viaggiano anche a grandi distanze e fanno il loro lavoro. Si rende conto di che cosa potrebbe voler dire? Prenda il diabete: è una comune malattia degenerativa, causata dall’incapacità delle cellule del pancreas di produrre abbastanza insulina. Noi vogliamo scoprire se trapiantando delle cellule nuove e fresche, queste possano rimpiazzare le vecchie e le rotte. Così è col Parkinson, così è con gli ictus e gli infarti, che altro non sono se non la morte di un numero relativamente piccolo di cellule del cervello o del cuore. Sapere di poterlo fare, e non provarci nemmeno, sarebbe eticamente discutibile, non trova?». Torniamo al nostro embrione: prendete le cellule che vi servono, e di lui che fate? Lo eliminate? «Per forza, noi non vogliamo clonare esseri umani. Vogliamo solo le sue cellule». E come l’uccidete? «Immagino come facciamo con gli animali: rimuovendo le cellule al centro dell’embrione...». Così uccidete una vita... «No, uccidiamo un embrione. L’embrione ha un suo status giuridico speciale nella legge inglese, ma non quello di essere umano. So che molti non la pensano così. Ma questa è una materia su cui decide la legge, non i vescovi o gli scienziati. E la legge nel nostro paese è chiara» (Harry Griffin, membro dello staff del Roslin Institute di Edimburgo).