Francesco M. Colombo, Corriere della Sera 05/04/2000, 5 aprile 2000
«Nemmeno se Beethoven fosse tornato in vita, e avesse presentato la ”Decima sinfonia”, avremmo registrato il clima di attesa spasmodica che si respirava ieri sera in Santa Maria degli Angeli
«Nemmeno se Beethoven fosse tornato in vita, e avesse presentato la ”Decima sinfonia”, avremmo registrato il clima di attesa spasmodica che si respirava ieri sera in Santa Maria degli Angeli. Sfidando il linciaggio, dobbiamo dire che la Missa humilis 2000 di Antonio Pappalardo (dedicata alla Virgo fidelis, patrona dell’Arma dei carabinieri, e vigorosamente diretta da Carlo Segoloni) contiene molta più musica che non la maggior parte delle opere di osannatissimi e temutissimi compositori d’avanguardia. Se la musica è fatta di melodia, ritmo, armonia, contrappunto, timbro, il maestro Pappalardo è più musicista di certi mostri sacri cui si dedicano festival e con vegni; e se fosse un vero direttore artistico moderno, Gérard Mortier organizzerebbe una ”saison Pappalardo” prima di andarsene da Salisburgo. L’impianto generale della composizione si fonda su un tipo di melodia spiegata che si inscrive nella tradizione italiana, ma su di essa si innestano poi gli influssi lessicali più diversi. «Dal mélo alla Mascagni al rock, dalla marcia d’ordinanza dei carabinieri, a quel tanto di new age che non guasta, dalla gestualità sinfonico-corale tipo Perosi alle spoglie melodie liturgiche, nella Missa c’è di tutto e anche di troppo (a cominciare da un organico strumentale vocale spropositato), ma il livello complessivo è sopra la media di quel che oggi l’Italia musicale produce. E la commistione stilistica (oltre che il ritorno alla tonalità) è in linea con quanto avviere fuori dalla nostra sottoprovincia musicale, dominata, lei sì, dai colonnelli».