Emilia Costantini, Corriere della Sera 05/04/2000, 5 aprile 2000
«Teatro? Io non ho mai il tempo di andare a vedere gli spettacoli degli altri, perché devo recitare i miei
«Teatro? Io non ho mai il tempo di andare a vedere gli spettacoli degli altri, perché devo recitare i miei. Le uniche notizie che riesco ad avere dei lavori che mi precedono, nei teatri dove sono ospitato, ce le ho dai pompieri». Dai pompieri? «Sì, quelli che bisogna pagare per le nuove norme di sicurezza. Costano molto in certe città, per esempio Roma, ma in cambio ti fanno un resoconto veritiero degli spettacoli che sono costretti a vedere ogni sera dietro le quinte: e loro non mentono...». Quale grande regista ha segnato la sua carriera? «Nessuno, ma ricordo con affetto Franco Zeffirelli: era un uomo gentile e mi ha aiutato. Quando ero ragazzo mi ospitava a casa sua e mi faceva fare qualche lavoretto nei suoi grandi spettacoli. Purtroppo, come avrebbe detto Fellini, è poi invecchiato male... E un altro grande era ovviamente Visconti: basti dire che riuscì a trasformare Rina Morelli, personaggio algido e tutt’altro che sexy, in una Locandiera burrascosa e maliziosa, capace di farsi corteggiare anche da Mastroianni. Ma lei ce lo vede un Mastroianni sciupafemmine che non resiste al fascino della Morelli, toccandole perfino il fondoschiena? Solo Visconti poteva rendere credibile una scena simile. Oggi registi di questo calibro non esistono più». Un futuro nero per il teatro? «Che vuole... ormai i grandi teatri di tradizione vengono destinati alla ricerca e gli impresari privati pensano a combinare compagnie con Tomba, Raoul Bova e altri sportivi. Con queste premesse non vedo un grande avvenire» (Paolo Poli).