Mariarosa Mancuso, Corriere della Sera 11/6/2000, 11 giugno 2000
Roberto Vecchioni, per il suo romanzo Le parole non le portano le cicogne (sulla storia tra una diciassettenne e un vecchio professore di glottologia), ha lavorato da settembre al natale scorso, in una stanza buia, scrivendo a penna su fogli Pigna (con buchi laterali), bevendo minerale o caffè, senza alzarsi (rovina la concentrazione), fumando una media di dieci toscani al giorno e svegliandosi alle cinque di mattina per eliminare gli errori
Roberto Vecchioni, per il suo romanzo Le parole non le portano le cicogne (sulla storia tra una diciassettenne e un vecchio professore di glottologia), ha lavorato da settembre al natale scorso, in una stanza buia, scrivendo a penna su fogli Pigna (con buchi laterali), bevendo minerale o caffè, senza alzarsi (rovina la concentrazione), fumando una media di dieci toscani al giorno e svegliandosi alle cinque di mattina per eliminare gli errori