Piergiorgio Odifreddi, la Repubblica 3/6/2000, 3 giugno 2000
«La Trinità viene rappresentata mediante ”tre giri di tre colori e d’una contenenza”, e Dante si sente ”qual è geomètra che tutto s’affige per misurar lo cerchio, e non ritrova, pensando, quel principio ond’elli indige” (XXXIII, 116-117 e 133-135)
«La Trinità viene rappresentata mediante ”tre giri di tre colori e d’una contenenza”, e Dante si sente ”qual è geomètra che tutto s’affige per misurar lo cerchio, e non ritrova, pensando, quel principio ond’elli indige” (XXXIII, 116-117 e 133-135). Dio è dunque un triplice cerchio che il poeta cerca inutilmente di quadrare, nella vana ricerca della soluzione del più noto e refrattario problema geometrico dell’antichità: la costruzione, mediante riga e compasso, di un quadrato di area equivalente a un cerchio dato. Problema che, detto per inciso, è stato dimostrato essere effettivamente insolubile nel 1882, da Ferdinand Lindemann» (Piergiorgio Odifreddi)