Guido Ceronetti, La Stampa 06/07/2000, 6 luglio 2000
«Va bene finché resta nei limiti del linguaggio normale: non si può vivere senza la U come non si può vivere senza apparato escretorio
«Va bene finché resta nei limiti del linguaggio normale: non si può vivere senza la U come non si può vivere senza apparato escretorio. Però se l’apparato escretorio arriva al simpatico o invade la corteccia un certo squilibrio è all’incirca pensabile, no? Ed ecco la U premere sul respiro, sui nervi, sul pensiero... Dappertutto: vu-vu-vu punto, vu-vu-vu... Rimbaud vedeva nella U i cicli, la luna, le maree, le mestruazioni, le ripetizioni, ma noi qua siamo tutti nati dalla vu-vu-vulva latina e il latino è la lingua della U, una lingua saturnia, dove funus e funestus hanno più forza che in altre. Le neolatine, liberandosi in gran parte delle troppe U della loro madre latina, hanno incontrato la libertà e la luce. In latino umbra è molto più cupo di ombra, l’italiano ne ha attenuato la tristezza e il buio» (Guido Ceronetti).