Stefano Allievi, il manifesto 26/07/2000, 26 luglio 2000
«I riferimenti al passato arabo islamico, marcati nella toponomastica locale, si ritrovano un po’ ovunque, dal porto o marsa Alà (oh Allah), oggi Marsala, punta ovest della Trinacria, alle gole dell’Alcantara (al-qantara, ovvero il ponte), alle varie Caltanisetta, Caltabellota, Caltagirone, Calatafimi che riportano l’etimo arabo qal’a, castello, fino a Canicattì (al-qattah), a Favara (da fawar, sorgente), ad Alcamo (al-qamah), a Sciacca (as-saqah)
«I riferimenti al passato arabo islamico, marcati nella toponomastica locale, si ritrovano un po’ ovunque, dal porto o marsa Alà (oh Allah), oggi Marsala, punta ovest della Trinacria, alle gole dell’Alcantara (al-qantara, ovvero il ponte), alle varie Caltanisetta, Caltabellota, Caltagirone, Calatafimi che riportano l’etimo arabo qal’a, castello, fino a Canicattì (al-qattah), a Favara (da fawar, sorgente), ad Alcamo (al-qamah), a Sciacca (as-saqah). E ancora Palermo, l’araba Balarm, capitale di corte e città delle trecento moschee come la definiva Ibn Hawqal, viaggiatore arabo, in una cronaca del 973... Ma pensiamo anche alle tracce lasciate nell’urbanistica (la casbah di Mazara che oggi ospita di nuovo i discendenti dei suoi antichi abitanti), nelle attività economiche, nella lingua, nei saluti (che non a caso chiamano salamelecchi, da salam aleikum, la pace sia con voi, tradizionale saluto arabo)».