Renzo Cianfanelli, Corriere della Sera 15/08/2000; Sergio Romano, Corriere della Sera 15/08/2000; Sandro Viola, la Repubblica 15/08/2000; Anna Zafesova, La Stampa 15/08/2000; Giulietto Chiesa, La Stampa 15/08/2000, 15 agosto 2000
Lo zar Nikolaj II, sua moglie Aleksandra, i figli Aleksej, Marja, Tatjana, Ol’ga e Anastasja sono stati fatti santi dalla Chiesa russa al grado più basso, quello di strastotérpezy (coloro che si sono comportati con dignità di fronte alla morte)
Lo zar Nikolaj II, sua moglie Aleksandra, i figli Aleksej, Marja, Tatjana, Ol’ga e Anastasja sono stati fatti santi dalla Chiesa russa al grado più basso, quello di strastotérpezy (coloro che si sono comportati con dignità di fronte alla morte). La decisione rispecchia un sentimento molto diffuso tra i fedeli. Arriva solo ora perché mancavano miracoli. Dopo varie guarigioni ultimamente attribuite a Nikolaj, finalmente è stata presa. Due anni fa i resti della famiglia furono sepolti a San Pietroburgo nella Cripta Imperiale, con funerali solenni voluti da Boris Eltsin. Quand’era funzionario comunista negli Urali, lo stesso Eltsin aveva fatto distruggere la casa dove i Romanov erano stati trucidati nel luglio del ’18 da bolscevichi pieni di vodka, perché mèta di palesi pellegrinaggi e oggetto di aperta devozione che infastidivano il partito. Se la fede dimostrata di fronte al supplizio è quella di un santo, la condotta precedente dello zar non è altrettanto esemplare. Nikolaj II aveva infatti comandato repressioni sanguinose e commesso una serie di tragici errori (tra questi l’avventura della prima guerra mondiale che costò oltre cinque milioni di morti al paese e preparò il terreno al vuoto di potere e quindi al putsch leninista). Sua moglie aveva accolto in seno alla famiglia il morboso monaco Rasputin che si dice avesse una relazione con lei e certo influenzava le scelte politiche. Coi Romanov, nella cantina di casa Ipatev, a Ekaterinburg, morirono il fedele medico Botkin e quattro servitori che però non sono stati fatti santi.