ernard Holland, New York Times, 21/08/2000, 21 agosto 2000
«Il suo repertorio, come quello dell’orchestra di Vienna che ha diretto, è limitato e tradizionale», «ma se l’orchestra di Vienna nel suo gradevole tradizionalismo è impareggiabile, la Filarmonica di New York è la versatilità in persona: ensemble di virtuosi straordinari che possono spaziare da Haydn a Berio come bere un bicchier d’acqua, se hanno il direttore giusto
«Il suo repertorio, come quello dell’orchestra di Vienna che ha diretto, è limitato e tradizionale», «ma se l’orchestra di Vienna nel suo gradevole tradizionalismo è impareggiabile, la Filarmonica di New York è la versatilità in persona: ensemble di virtuosi straordinari che possono spaziare da Haydn a Berio come bere un bicchier d’acqua, se hanno il direttore giusto. Mr. Muti avrebbe sfruttato solo una punta delle loro potenzialità. Le sue incursioni nella musica contemporanea sono limitate ai classici del Novecento o ai compositori italiani. La Filarmonica newyorkese soffre di sotto utilizzo da quando se ne andarono i direttori Leonard Bernstein e Pierre Boulez. Zubin Mehta ne sacrificò il virtuosismo alla causa dell’estemporaneo e del superficiale. Kurt Masur, la scorsa stagione, ha corretto la rotta. Dovremmo essergliene grati. Ma il suo repertorio sobrio e la sua musicalità tirata sfruttano appena le potenzialità dell’orchestra. L’uomo giusto per questo posto? Simon Rattle, ma non vuole. Dio solo sa chi, a parte lui» (il critico del NY Times Bernard Holland).