Giuseppe Berta, La Stampa 20/10/2000, 20 ottobre 2000
«Ai primi del Novecento l’’Economist” è già un periodico famoso per autorevolezza, benché abbia una circolazione limitata
«Ai primi del Novecento l’’Economist” è già un periodico famoso per autorevolezza, benché abbia una circolazione limitata. Inoltre è già ricco di storia: è stato fondato nel 1843 da uno scozzese, James Wilson, all’epoca in cui l’agitazione per il libero scambio era al suo apice in Inghilterra. L’’Economist” nasce come portavoce della cosiddetta scuola di Manchester, cioè del gruppo dei radicali del Nord che invoca i principi di un intransigente liberoscambismo come panacea per ogni difficoltà dell’economia e della società. Ma, passata la fase militante delle origini, sarà il genero di Wilson a portarlo al successo e all’eccellenza in campo giornalistico. Walter Bagehot, che dirigerà l’’Economist” fino alla morte nel 1877, ne farà l’interprete del punto di vista delle grandi istituzioni. L’’Economist” diventerà così il referente naturale dei Cancellieri dello Scacchiere come dei Governatori della Banca d’Inghilterra, l’assertore di una ferma posizione liberale negli affari che riguardano la City come sui problemi dirimenti il dibattito parlamentare».