Corrado Augias, la Repubblica 20/04/1998; Maurizio Molinari, La Stampa 15/02/2001, 20 aprile 1998
Il termine ”serial killer” (omicida seriale) è stato coniato dall’agente dell’Fbi Robert Ressler che ne ha dato questa definizione: «Un omicida seriale è chi uccide due o più persone in tempi e luoghi diversi senza un preciso movente, anche se è sempre riconoscibile lo sfondo sessuale del delitto»
Il termine ”serial killer” (omicida seriale) è stato coniato dall’agente dell’Fbi Robert Ressler che ne ha dato questa definizione: «Un omicida seriale è chi uccide due o più persone in tempi e luoghi diversi senza un preciso movente, anche se è sempre riconoscibile lo sfondo sessuale del delitto». Un altro ex agente dell’Fbi, John Douglas, psicologo e specialista di assassini seriali, a proposito della sindrome da cacciatore tipica di questi assassini: «Un leone nella pianura del Serengeti in Africa, quando vede le antilopi che si abbeverano, ne fissa solo una su mille. Ad attirarlo è una speciale sensazione di fragilità, qualcosa che fa di quell’animale una vittima». Secondo Douglas la psiche dell’assassino seriale funziona nello stesso modo: «Per buona parte di loro - ha scritto nel libro Mindhunter - la caccia e l’uccisione sono il centro stesso della vita, ci pensano di continuo. Il rischio di essere scoperti costituisce una fonte ulteriore di eccitamento». Il primo istruttore di cacciatori di serial killer fu l’agente Howard D. Teten che prestò servizio nell’Fbi dal 1962 al ’69.