Robert Pfeffer, Epoca 20/10/1976;, 20 ottobre 1976
«Due volte l’anno, per un’intera settimana il paese si abbandona all’ebbrezza di una tradizionale e barbara sfida tra due squadre di cavalieri che si disputano il corpo di una capra, in un infernale carosello
«Due volte l’anno, per un’intera settimana il paese si abbandona all’ebbrezza di una tradizionale e barbara sfida tra due squadre di cavalieri che si disputano il corpo di una capra, in un infernale carosello. La passione accomuna giovani e anziani, gente della montagna e gente di pianura. Si scommettono pecore, cavalli, cammelli, interi raccolti. Lo spettacolo del buz-kashi è indimenticabile. Ogni squadra può contare fino a cento cavalieri. Nel mezzo del grande campo da gioco c’è la capra decapitata, la cui pelle è resa scivolosa dall’acqua. Al segnale delle bandiere, le due squadre cavalcano l’una contro l’altra con urla selvagge, cercando di spingere il corpo della bestia nel campo degli avversari, mentre questi fanno di tutto per impedirlo. Sono ammesse le cariche, i colpi di frusta, le ingiurie. Soltanto da qualche anno sono invece state proibite sciabole e pugnali, ma, ciononostante, i morti, alla fine di una settimana di gare, si contano numerosi» (Robert Pfeffer, in un reportage degli anni Settanta)