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 1998  giugno 01 Lunedì calendario

Gli aborigeni non immaginano il territorio come un pezzo di terra circondato da frontiere, ma come un reticolato di vie o percorsi: tutte le loro parole per "paese" sono le stesse usate per "via"

Gli aborigeni non immaginano il territorio come un pezzo di terra circondato da frontiere, ma come un reticolato di vie o percorsi: tutte le loro parole per "paese" sono le stesse usate per "via". Gli aborigeni non commerciavano, barattavano: le merci erano come le fiches di un gigantesco gioco da tavolo. Il tavolo era il continente australiano stesso. Un itinerario degli scambi è anche una via del Canto perché i Canti stessi sono il principale strumento di scambio. Prima dell’arrivo dei bianchi, tutti, uomini e donne, ereditavano in proprietà esclusiva un pezzo del canto dell’Antenato e la striscia di terra sulla quale il Canto "passava". I versi erano come titoli di proprietà che comprovavano il possesso di un territorio. Si poteva prestarli, mai venderli né sbarazzarsene. Se gli anziani di un clan decidevano che era tempo di cantare il loro ciclo di canti, inviavano messaggi lungo la via e convocavano i proprietari dei canti che, uno dopo l’altro, cantavano il loro pezzo esatto di "orme dell’Antenato”. Invertire la sequenza era un delitto punito con la morte. Per essere sicuri di non incorrere nel tabù dell’incesto, i giovani di ogni tribù andavano a cercare moglie in walkabout: gli anziani consigliavano di percorrere due-tre tappe lungo la Via prima di fermarsi e scegliere la propria compagna. Una tappa era il luogo delle consegne, dove il canto cessava di essere di un proprietario e ne subentrava un altro. Il confine era lì dove cessavano le proprie strofe del canto.