Villaggio globale n. 59, Sette 21/09/1995, 21 settembre 1995
Come mai vi siete decisa a scrivere un libro di memorie su Proust soltanto adesso? Non era il caso di lanciarsi prima? «Ero ben decisa a non farlo mai, anche se Monsier Proust mi aveva consigliata tante volte di tenere un diario dopo la sua morte, così diceva, si sarebbe venduto come il pane
Come mai vi siete decisa a scrivere un libro di memorie su Proust soltanto adesso? Non era il caso di lanciarsi prima? «Ero ben decisa a non farlo mai, anche se Monsier Proust mi aveva consigliata tante volte di tenere un diario dopo la sua morte, così diceva, si sarebbe venduto come il pane. Mi prendete in giro, Monsieur, gli dicevo io. No, Céleste, no...Poi è venuta gente da tutto il mondo a chiedermi di raccontare... Ma mi sono decisa solo quando ho cominciato a sentire che inventavano pettegolezzi rivoltanti. Allora ho voluto dire la verità come mio ultimo dovere. Monsieur era un uomo eccezionale, unico, perfetto» (dall’intervista fatta nel 1973 da Bernard Pivot a Céleste Albaret, cameriera di Proust dal 1914 al 1922, al boulevard Haussman 102. Céleste apparve in tv col vestito nero della domenica, i capelli raccolti in una crocchia, un paio di occhiali «con cui Monsieur non mi vide mai»).