Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2002  marzo 01 Venerdì calendario


Gli italiani consumano ogni anno cinque chili di caffè a testa, con una media di tre tazzine al giorno

Gli italiani consumano ogni anno cinque chili di caffè a testa, con una media di tre tazzine al giorno. Settantacinque su cento lo bevono al risveglio, settanta su cento a casa, tutti gli altri al bar. Ormai siamo abituati a veder porgere ai clienti una tazzina dopo l’altra, ma dietro un rito da consumare in pochi minuti ci sono secoli di storia. La prima macchina per preparare il caffè espresso fu brevettata a Milano, il 19 novembre del 1901, dall’ingegner Luigi Bezzera (prima esistevano solo rudimentali caffettiere con filtri in carta). Si trattava di una macchina a vapore in ottone cromato, a forma di cilindro, con una caldaia scaldata da un fornello a gas. Girando una manopola, l’acqua in ebollizione passava attraverso il caffè macinato contenuto nel filtro a una pressione di 1,5 atmosfere: un solo minuto di attesa e l’’espresso” scivolava direttamente all’interno delle tazzine, pronto per essere servito. C’era un solo problema: quel modello bruciava il caffè e lo faceva diventare amaro. Ciononostante, l’ingegnere Bezzera trovò subito un costruttore disposto a realizzarlo: Desiderio Pavoni. L’imprenditore, tre anni più tardi, fondò in una piccola officina di Milano l’omonima azienda che è ancora oggi una delle più famose produttrici di macchine da caffè nel mondo. Il primo modello della Pavoni, battezzato l’’Ideale”, era disponibile in varie dimensioni, a seconda delle destinazioni: case, bar, balere o altri luoghi di ritrovo. Fu un grande successo, tanto che i primi esemplari vennero venduti alla media di uno al giorno. Anche l’aspetto estetico era molto curato: visto che andava di moda lo stile Liberty, le macchine della Pavoni erano decorate con motivi floreali o piccole raffigurazioni di uomini o animali. Negli anni Venti nacquero altre case costruttrici, alcune destinate alla storia: a Torino la Victoria Arduino, l’Augusta e la Minerva, a Milano La Cimbali, la Universal e la Eletta. Il sistema per ottenere il caffè rimase quello ideato dal Bezzera e tale restò fino alla fine del secondo conflitto mondiale. Cambiarono però le decorazioni, ispirate alle nuove correnti artistiche: Astrattismo, Cubismo, Futurismo. I tipici ghirigori dei primi modelli furono sostituiti da linee spezzate e angolose o fiori stilizzati. E cambiarono pure le forme: celebre il modello a base ottagonale della Universal, rifinito in argento, presentato alla Fiera Campionaria di Milano nel 1929. Negli anni Trenta la Victoria Arduino, ispirandosi al rigore fascista, mise in vendita modelli massicci e privi di qualsiasi decorazione.