Varie, 14 agosto 2002
BIANCO
BIANCO Gerardo Guardia dei Lombardi (Avellino) 12 settembre 1931. Politico. Ex democristiano, poi Margherita, infine Udc. Professore di letteratura latina nell’Università di Parma. Eletto deputato in varie legislature a partire dal 1968, parlamentare europeo nel 1994. Ministro dell’Istruzione nell’Andreotti VI (1989-1991). Nel 2006 fu eletto alla Camera (Ulivo) • «[…] figlio di un farmacista […] filosocialista tra i più affidabili, di quelli che alla vigilia del congresso dc ricevevano dal leader del Psi telefonate e consigli. […] eletto segretario del Ppi dopo la terribile sconfitta del 1994 e le dimissioni di Mino Martinazzoli. […]» (Marcello Sorgi, ”La Stampa” 12/3/2008) • «[...] deputato dell’Ulivo, politico di lunghissimo corso, già segretario del partito popolare nonché ministro della Pubblica Istruzione (Andreotti VI - 1989-1991), è anche professore di letteratura latina nell’Università di Parma [...]» • «[…] la storia di Bianco, già Dc di razza e già segretario del Ppi, è intrecciata da sempre con quella di De Mita: ”Abbiamo studiato insieme alla Cattolica, poi siamo cresciuti all’ombra di Fiorentino Sullo”. Vale a dire il Gran Patron della Dc irpina: ”Ci faceva scrivere, insieme a Biagio Agnes, su Cronache Irpine. Era la metà degli anni Cinquanta, tutto sembrava filare liscio fino a quando, nel ”63, Ciriaco, che era il suo pupillo, consumò lo strappo e io, che allora ero segretario provinciale, andai con lui. Ma per quanto mi riguarda ho sempre continuato ad avere rapporti con Sullo”. Poi però De Mita litigò anche con Bianco: ”Tra il ”78 e il ”79 si oppose alla mia candidatura di capogruppo alla Camera. Ma quella volta vinsi io. Dietro c’era anche uno scontro politico, perché lui vedeva bene l’alleanza di governo con il Pci mentre io preferivo quella già sperimentata con i socialisti. Però non gli ho mai voluto male. Anzi...”. E cita il caso del ”96: ”Allora, all’inizio dell’Ulivo, D’Alema, Prodi e Veltroni, non volevano sentir parlare della sua candidatura. E quando si presentò da solo in Campania determinai la sua elezione imponendo il collegamento con la nostra lista. Peccato che, in ricambio, nel ”99, dopo aver promesso di sostenere la mia candidatura, si presentò contro di me alle Europee e vinse perché io non ero preparato allo scontro”. Poi, di nuovo, nel 2001 riscoppia l’amore fra i due: ”Sostenne la mia candidatura nell’Ulivo e andò a fare il segretario regionale. Ma da quando ho abbandonato la Margherita ha ripreso ad avere un atteggiamento strano. Io lo invitavo a fare con me una forza autonoma e lui mi ripeteva che era una fesseria. Fino a [...] quando, dopo l’esclusione della sua candidatura nel Partito Democratico, ha aderito finalmente alla mia linea. Io ci ho creduto, ma lui, come sempre, si è impossessato del mio disegno escludendo i miei giovani dalle candidature senza neanche avvertirmi” [...]» (Roberto Zuccolini, ”Corriere della Sera” 12/3/2008) • «’Il Palazzo? quasi carne della mia carne. Un pezzo di me è oramai in questi marmi. Qui dentro è come custodire il sacro fuoco di Vesta. C’è questa forza quasi mitica che ti trattiene, c’è un senso drammaturgico della vita che solo l’aula del Parlamento riesce a rappresentare. L’aula del Parlamento, la scena…”. Malgrado quattro legislature sulle spalle e una carriera politica onoratissima, Gerardo Bianco non lascerà Montecitorio. Egli era qui, e sarà qui. Ha chiesto e ottenuto - lottando epicamente - di non abbandonare. Perché, appunto, abbandonare è un po’ morire. [...]» (Antonello Caporale, ”la Repubblica” 11/2/2006) • «Appartengo a una generazione che riteneva che i partiti dovessero avere dottrine comuni. Invece mi pare si vada verso una sorta di politica new age, una politica del pensiero debole. Spesso mi dico che sono fuori dal tempo. Ogni volta le cose vanno in una certa direzione, a me non convincono, e remo nel senso opposto. Sì, un po’ sembro l’ultimo giapponese che combatte la sua battaglia anche a guerra finita. Mi sento un superato. Ma alle mie idee tengo e non voglio tradirle mai. Per nessuna ragione. Sarà che sono un cocciuto, sono un montanaro... C’è anche da rilevare che ogni volta vengo rispettato nelle mie opinioni, non subisco mai pressioni. Insomma, superato sì, ma non maltrattato» (ad Angela Frenda, ”Corriere della Sera” 29/4/2006).