Varie, 14 agosto 2002
PARENTI
PARENTI Tiziana Pisa 16 aprile 1950. Avvocato. Ex Magistrato (del Pool Mani Pulite, fece arrestare Primo Greganti). Ex deputato (eletta con Forza Italia nel 1994 e 1996) • «[...] La sfortunata titolare delle indagini sulle ”tangenti rosse”, cui il pool impedì d’inviare un avviso di garanzia al tesoriere del Pci-Pds Marcello Stefanini, prima è stata deputato di Forza Italia e presidente dell’antimafia; poi ha aderito all’Udr di Francesco Cossiga. Infine ”Titti la rossa” ha chiuso con la politica e fa l’avvocato penalista a Roma: tra gli altri, ha difeso un famoso chirurgo accusato d’avere impiantato valvole cardiache difettose e un collaboratore di don Pierino Gelmini, imputato per molestie sessuali. [...]» (Maurizio Tortorella, ”Panorama” 21/1/2010) • «’Signore e signori, ho l’onore di presentarvi il prossimo ministro di Grazia e Giustizia”. E’ il 6 febbraio del 1994, dal palco della Fiera di Roma, dalla prima convention di Forza Italia, Antonio Martino, futuro ministro degli Esteri, presenta una brunetta che evoca alla lontana Edith Piaf: minuta, gran testa di capelli dai bagliori all’henné, tailleur marrone, stivaletti neri. E’ Tiziana Parenti, sostituto procuratore del pool di Milano. Sì, proprio quello. Sul palco, nel gran finale, tutti i forzisti canteranno l’inno in coro, qualcuno mano nella mano col Cavaliere. Titti la rossa sarà l’unica a rimanere muta. Può diventare ministro una che non canta l’inno? Non diventò, appunto. Dieci anni dopo Titti la rossa, tornata dottoressa Tiziana Parenti, avvocato, apre la porta del luminoso soggiorno di casa, zona Porta Portese. Non è mai diventata ministro ma neppure è passata alle tele-tenute sadomaso, come invece è accaduto a un’altra piccola star del ”94, l’allora presidente della Camera Irene Pivetti. L’avvocato Tiziana Parenti, penalista, non si è sposata e, come allora, non è neppure fidanzata (’se ho resistito finora” ride). [...] ”’Qualcuno ti vuole parlare’. Io avevo capito che stava per succedere qualcosa... Poi, incontrai Vittorio Dotti. Mi spiegò come sarebbe stata Forza Italia. [...] Come non è mai stata. Ma io pensavo che la nascita di quel partito era da un lato necessaria e dall’altro inevitabile. Da qualche mese avevo deciso di dimettermi dalla magistratura: in Procura le cose stavano precipitando. Mi era stato chiesto di occuparmi di un processo e avevo capito che doveva essere sistemato. [...] Insomma, avevo capito di non essere adatta all’ambiente. [...] Berlusconi lo incontrai dopo, ad Arcore. Lui parlava e io andavo in crisi all’idea di candidarmi. I suoi argomenti mi sembravano politicamente fragili. Mi diedero da leggere il discorso che avrebbe pronunciato in tv ed era proprio povero. Ma poi tutti furono distratti dalla calza sulla telecamera e al discorso non ci pensò più nessuno. [...] Avevo chiamato il Csm, ma intanto la notizia della mia candidatura era già uscita su qualche giornale e mi risposero che non potevo più tornare indietro: ”Un altro sì, tu no’. [...] Se mi fossi candidata nel Pds, era un conto. Ma con Berlusconi... Sembrava che il mio fosse un caso unico, il primo magistrato che si dà alla politica. [...] E’ stato un momento bellissimo e bellissima fu la campagna elettorale. Con Berlusconi, invece, i rapporti son sempre stati difficili, sin dall’inizio. Lui diffida di quelli che non può dominare. [...] Si respirava un clima da dopoguerra, come se la gente si sentisse liberata da una cappa di terrore che non aveva voluto. [...] Dissi a Berlusconi :’O lei risolve il conflitto d’interessi o non sarà mai un presidente del Consiglio veramente libero’ e poi gli consigliai di chiudere i club di Forza Italia in Sicilia. Facendo campagna elettorale non m’avevano fatto una gran impressione. Pensò che aspirassi a qualche posto e dopo un po’ mi propose la vicepresidenza della Camera. Mi parve uno scambio e io non volevo scambi di alcun genere. Anche quando ero in Procura me ne avevano proposto uno. Venne un signore, non ne farò il nome perché poi è morto, mi disse: ’Guardi che poi ci sarà una ricompensa...’. Era la prima volta che mi succedeva una cosa del genere. [...] A Roma, da deputata, mi affibbiarono invece una storia giovanile con Massimo D’Alema. Dissero che come Pm avevo cercato di incastrare la sinistra perché da studenti, a Pisa, lui m’aveva lasciata. [...] La Bicamerale: io ero stata mandata là e mi era chiaro che Berlusconi la usava per trattare sulle sue cose. Credeva ai suoi consiglieri, ma io glielo dicevo: ’Guarda che non è qui che risolverai i tuoi processi’. Sono passata al gruppo misto e poi, nel 2001, non mi sono ricandidata. Non avrei saputo con chi farlo. [...] Lui è un po’ stalinista: o sei con me o sei contro di me. Ero curiosa di vedere se da qualche parte, nella storia di Forza Italia, ci sarebbe stata una mia foto, un fotogramma piccino. Così, giusto per ricordare. [...] Candidarsi era giusto, lo rifarei. Nel ”94 stava per andare al potere una classe dirigente vendicativa. Avevo già dato un’occhiata all’organigramma, in Procura: Occhetto presidente del Consiglio, Violante ministro dell’Interno... Un disastro”» (Maria Latella, ”Corriere della Sera” 19/1/2004).